Buongiorno lettori vaganti,
Qualche mese fa, al forum umanista europeo (che non avevo mai sentito, ma, pare essere un’istituzione consolidata), ho avuto il piacere di essere invitato. La sala del talk si riferiva alle Digital Technology, il titolo completo era “Digital Technologies to enslave us or at the service of humanity?“. Il video Gaia dice “la 1” e zeitgeist dice “la 2“. Io per fortuna non dovevo dar una risposta a questo, ma solo parlare a persone diverse dalle solite.
Allora i talker furono, nell’ordine:
- Matteo, che ha illustrato come la censura online funziona in italia e come superarla.
- il buon MFP, che mentre fa aumentare la percentuale di riot nelle reti piccolo mondo che puo’ toccare, ha scritto qualcosa.
- l’uomo privacy del PWS, che oggi con questa descrizione di un evento di mesi fa, allegherà slide ancora piu’ vecchie.
- il fenomenale dottor Monopoli, che purtroppo vive a taranto, sennò gli offrire di giocar a D&D 4 edizione con noi
- il consolidato mito rubini, che purtroppo non ricordo di cosa parlasse, ma mi aspetterei di linux.
- l’uomo wikimedia, che parlava di wikipedia, ma iniziavo ad essere stanco
- ai pacchi dell’ultimo momento :), Andrea Rossetti.
Per chi andasse di fretta, ecco i testi dei talk.
L’incontro piu’ fenomenale è il dottor Monopoli che, psichiatra da anni, un giorno inizia a correlare l’escalation che hanno le tecnologie nella nostra vita e l’atteso arrivo dell’era robotica. Comprende che le problematiche che si solleveranno saranno nuove, enormi, epocali; una sorta di estensione nel mondo fisico di quelle problematiche che per ora vengono avvertite solo online. Sente quindi la necessità di dover definire un modello etico di comportamento prima che la diffusione prenda piede, e tiene un seminario sulla Roboetica. Quel giorno presenta anche il libro (cerca traduttori per renderlo in inglese, se a qualcuno interessasse).
La cosa piu’ fenomenale, per me, è stato constatare che alcune delle “considerazioni finali” che avevo raggiunto seguendo questo sintetico schema:
1) me prima di TAONW
2) l’incontro con the advent of netwar
3) l’incastro per anni tutte le razzionalizzazioni di TAONW nel mondo circostante
4) considerazioni finali.
Lui le avesse raggiunte passado per tutt’altre parti. Incontri intellettuali simili sono … funny.
Queste “considerazioni finali” sto cercando di scriverle da anni (sempre fallendo, ma persisto). forse sono un po’ come la verità assoluta che non puo’ essere formulata, forse è come una pastiglia di LSD che non può essere descritta, forse è un calesse.
Alcuni piccoli tratti di queste considerazioni, ai quali sono molto attacco e che mi danno molte soddisfazioni, sono nel seminiario fatto ad hackmeeting 2008, e traspaiono anche nel discorso progettato (quello realizzato è stato un altro) per humanistforum. Qui le slide di hackmeeting, reti multilivello: problemi e vantaggi.
Tornando ad humanistforum, il discorso fatto (riprenderva molto quello fatto con il Garante. in sitesi: la rete è dei privati e non potete fidarvi a priori. chi vuole proteggersi lo fa pagando. le intercettazioni fottono solo il comune cittadino che non paga o non sa. Proteggetevi). Reso lungo e noioso, diventa:
Internet e’ l’unica rete che in 10-20 anni e’ stata in grado di mettere in connessione tutto il mondo. A differenza di molte altre reti, questa è basata su tecnologie aperte.
Significa che un cinese puo’ costruire un computer, un giapponese il software, ed insieme possono comunicare con altre coppie hardware/software costruite da altre parti del mondo.
Questa e’ stata la forza e la diffusione di Internet, mentre fino a prima eravamo abituati a reti chiuse.
Ad esempio la rete telefonica della SIP era nazionale, è normale che lo stato ne avesse il controllo e che fosse l’unico ad averlo.
Internet invece ha la caratteristica di essere completamente distribuito, e di basarsi su di un mercato di hardware, software e servizi geograficamente distribuiti.
Per questo motivo, qualunque tentativo di vincolare il funzionamento di Internet o l’uso che se ne fa, da parte dello Stato, diventa dal punto di vista tecnico un parziale fallimento.
Questo perché l’organo di controllo deve effettuare delle assunzioni a priori riguardo il comportamento dell’utente.
Ad esempio: molti di voi usano Windows XP, una connessione con un provider italiano (libero, fastweb) e il browser Internet Explorer.
Questo vi rende parte della maggioranza degli utenti, ed è sulla maggioranza degli utenti che le contromisure tecniche vengono organizzate… non verso tutti (che poi sarebbero “tutti i cittadini”, se si parla di leggi).
Come sono disponibili le tecnologie di protezione, anche le tecnologie di intercettazione possono essere liberamente utilizzate. anche da voi.
In pochi minuti, se guidati, potete iniziare un’intercettazione sulla vostra rete locale, sia di casa, ufficio, univesita’, o di palazzo se avete fastweb.
Ma se voi aveste accesso al vostro Internet Service Provider, e utilizzaste lo stesso software, avreste visibilità su una rete alla quale accedono tutti gli utenti come voi.
Più a monte, dove ci sono le linee satellitari, avreste accesso a del traffico di un’intera regione, ad esempio.
Quello è uno dei punti in cui lo stato accede, ma ciò non cambia la natura del rischio: anche piu’ a valle siamo intercettabili, e così è l’altro capo della comunicazione.
Allora qualcuno, sensibile ai problemi di riservatezza, può comprare delle soluzioni. E viene fatto, realtà come banche, assicurazioni possono assicurarsi la riservatezza delle loro comunicazioni, al costo di una consulenza e di qualche software, è naturale che qualunque criminale finanziato possa farlo altrettanto.
Le tecnologie per superare e illudere la data retention esistono da anni, i computer sono strumenti totalmente controllabili dagli utenti, è anche possibile che un criminale faccia effettuare ad un innocente una comunicazione e questa venga attribuita a lui.
Fintanto egli userà tecnologie che lo proteggono dalla data retention, sarà l’utente usato come scudo a dover rispondere di quello che il suo computer ha fatto.
Da qui si comprende che le uniche vittime della data rentention non possono essere i crimini di elite che dovrebbero godere della prevenzione da parte dell’intelligence, perché appena la data retention diverrà una forza investigativa, insieme all’addestramento di ogni terorrista ci sarà la spiegazione su come non farsi intercettare, e insieme ad ogni cd di materiale pedopornografico ci saranno software di protezione delle comunicazioni.
Invece, tutti gli onesti cittadini che usano il computer senza troppa consapevolezza del suo funzionamento, loro rimarranno intercettati.
Se davvero ci si preoccupa della sicurezza, si possono prendere ad esempio, le ultime operazioni di antiterrorismo di successo, parlo di quelle svolte a Londra ed in Germania, sono state discusse tra gli esperti come esempi di successo dell’intelligence convenzionale, basata sulla comunicazione tra intelligence straniere e correlazione di informazioni. nessuna forma di intercettazione di massa è stata necessaria.
Quello che più mi preoccupa non è tanto che si voglia utilizzare un sistema di difesa inadeguato per i cittadini, quanto che questi paghino molto caro questo prezzo.
La grande massa, utilizza sistemi di comunicazione intercettabili. Chi è intercettato, dallo stato, o dalla spia industriale o dal vicini di casa, non sà di esserlo e sta dando all’avversario una serie di informazioni su di se che definiscono i suoi interessi, le sue conoscenze, le sue abitudini e i suoi hobby.
Pensate che un’analisi automatizzata del nostro comportamento al computer può darci visibilità di elementi che non siamo in grado in modo cosciente di riconoscere.
Utilizzare sistemi di comunicazione non protetti significa poter dare, ad un potenziale attaccante, più informazioni di quanto noi stessi sappiamo di noi (oltre ovviamente a quello che riteniamo, banalmente, privato)
Per questo motivo, siccome il danno al diritto umano della riservatezza sarebbe enorme, e l’effettivo livello di sicurezza non aumenterebbe, la data retention dagli esperti di sicurezza non viene vista come una delle tante soluzioni sbagliate, ma come la creazione di un nuovo errore/orrore.
Non bisogna dimenticare che si stanno affidando i propri dati, in larga misura, a delle strutture private. E non bisogna neppure lasciarsi ingannare dalla trappola del “i dati vengono conservati per un periodo massimo di 18/24 mesi” perche’ non si sta parlando di una provetta con un campione di DNA, ma di dati digitali.
A nessuno serve mantenere le email intercettate per una grande quantità di tempo, ma nel tempo in cui è legale mantenerle la quantità di analisi che può essere fatta su di essere è sufficente a dare più informazioni all’ente privato che quelle in possesso del peggiore regime totalitario.
L’informatica ha cambiato le nostre vite da 10 anni ormai, ed ora si iniziano a vedere alcuni effetti collaterali. Lo scandalo telecomitalia, il furto dei DVD dati del fisco inglese, il furto di massa di carte di credito, le frodi bancarie note come phishing. Ma questi sono solo una minima parte dei rischi ai quali si è vittima, sia perché gli attacchi scoperti sono quelli che sono andati solo parzialmente bene (quelli andati bene… non vengono scoperti!) sia perché il danno d’immagine è tale da risultare più conveniente il silenzio.
Invece proteggersi, almeno dove è possibile, sulle comunicazioni personali e sullo scambio di contenuti, non ha costi aggiuntivi e apporta un miglioramento alla nostra sicurezza sufficente da non essere in pericolo da attacchi rivolti alla massa.
Privacy e Sicurezza non sono in contrapposizione, sono due strade che corrono di pari passo.
L’assenza di una distrugge anche l’altra. gli utenti dovrebbero imparare a proteggersi autonomamente, proprio in virtu’ della natura decentralizzata di Internet. Ovvero, non si può delegare la sicurezza delle proprie comunicazioni ad una terza parte, o si sta lasciando una parte in grado di violarla interamente. Bisogna apprendere le regole minime di auto-difesa digitale, per essere indipendenti in quel passo cruciale.
Mentre i cittadini che richiedono maggior sicurezza, dovrebbero conoscere meglio cosa è effettivamente necessario ed utile (le investigazioni tradizinonali, non le analisi di massa) e non dovrebbero credere a mosse fatte per portare “rassicurazione”.
E sarebbe forse il caso di concentrare le forze e le energie a discutere e individuare questi percorsi evolutivi, invece che proporre strumenti normativi obsoleti, inutili e pericolosi per la tutela dei diritti della stragrande maggioranza dei cittadini, che si suppone siano innocenti fino a prova contraria.
Il discorso programmato invece è scritto molto molto male nel file .rtf presente su humanistforum, pertanto, non sperate di trovarci qualcosa di chiaro.
Ma quest’esperienza è stata molto utile, mi ha chiarito le variabili del “grande rapporto”:
Lo sforzo necessario per parlare a degli utenti non tecnici, rapportato al risultato ottenuto, rende ogni singolo momento dell’impegno uno spreco totale di energie.
In sintesi: non c’è nulla da fare. Gli utenti non possono essere aiutati, non vogliono, non si puo’. Abbandonate la nave!
Di seguito, giusto perché questa pagina rappresenti un’anomalia statistica in qualche motore di ricerca, la ricetta della ribollita toscana:
250g di fagioli cannellini secchi
250g di cavolo verza
250g di bietole
250g di cavolo nero
4 pomodori
1 cipolla
1 zucchina
1 carota
1 costa di sedano
1 patata
1 porro
fette di pane casereccio abbrustolito
sale, pepe, olio
Lessare i fagioli per 1h. Dorare il porro e la cipolla in un tegame con un po’ olio, unire i fagioli lessati e sgocciolati. Per la riuscita della ricetta è necessario tenere da parte l’acqua di cottura dei fagioli; puoi regolare l’acqua dei fagioli per variare la liquidità finale della ribollita. Pulire e tagliare il cavolo verza, le bietole e il cavolo nero e unire il tutto ai fagioli. Mescolare e aggiungere a pezzi la patata, la zucchina, il sedano, la carota e i pomodori. Far insaporire, poi coprire con l’acqua di cottura dei fagioli. Salare, pepare e cuocere per due ore a fuoco basso. Mettere il pane sul fondo del piatto e versargli sopra la minestra. In teoria andrebbe ribollita il giorno dopo, ma si può apprezzare anche dopo la prima cottura.
Grazie ad un certo Carlo per questa.

A me la cosa che e’ rimasta di piu’ di quell’evento e’ vedere come si davano da fare le persone presenti. Io non so parlare in pubblico … incapace … pero’ nessuno si e’ lamentato (per lo meno non apertamente) … e ci siamo venuti incontro per superare le difficolta’ linguistiche dell’incontro internazionale, fra l’altro in modo che nonostante l’atipicita’ mi e’ parso essere efficiente. Io SPERO che abbiamo lasciato qualche spunto di riflessione ai presenti. E anche io ne ho guadagnato qualcosa …
Quanto a Monopoli: io onestamente sono scettico. Asimov ha gia’ scritto tutto (e solo) il necessario a confrontarsi con la robotica senza subirla. Non vedo cioe’ i problemi apocalittici che raccontava Monopoli e, soprattutto, preferirei che si andassero ad affrontare quando si presentano … o poco prima, tanto per non arrivare sprovveduti ai problemi … insomma, senza nulla togliere a Monopoli che comunque e’ bene che documenti le sue percezioni, pero’ quell’approccio futurologo alla tecnologia non mi piace molto. Non ha senso sviluppare il discorso sulla robotica senza avere ancora neanche la possibilita’ di confrontarlo con l’esperienza empirica … e’ controproducente …